Acqua sorgiva

L'acqua Plinia del Tisone


L'acqua minerale naturale “Plinia del Tisone”, citata anche da Plinio il Vecchio nella sua celebre opera “Naturalis Historiae”, è stata imbottigliata e commercializzata fino al 1981 presso il vecchio stabilimento presente all'interno del parco, il quale è stato negli ultimi anni riqualificato e convertito in Comunità Terapeutica per adolescenti problematici dopo circa 35 anni di chiusura. Lo stabilimento, realizzato nel 1922, era poco meccanizzato e prevedeva un'operosa manualità durante tutte le fasi del ciclo produttivo, dal lavaggio delle bottiglie all'imbottigliamento vero e proprio; si presume, così come anche testimoniato dalle foto storiche, che all'interno vi lavorassero tra i 30 e i 40 dipendenti, garantendo occupazione per parecchie famiglie della zona. L'acqua Plinia ebbe una notevole diffusione in Lombardia, in Piemonte e in Emilia Romagna. Nel 1926 il primo proprietario, Sig. Pirovano, cedette l'attività al gruppo Levissima che continuò l'attività fino al 1969 quando l'impianto fu ceduto alla Canturina SNC di Allievi. Negli anni successivi l'attività subì diversi ammodernamenti: gli impianti, da prevalentemente manuali, diventarono semiautomatici. L'acqua minerale veniva stoccata in un serbatoio di 30.000 litri e la produzione era di circa 3600 bottiglie all'ora corrispondenti a 500-600.000 bottiglie all'anno. Gli impianti furono definitivamente chiusi nel 1981 principalmente a causa della bassa portata della fonte, da un massimo di 1,5 litri al secondo a un minimo di 0,5 litri al secondo. La bassa portata non ha consentito dunque di espandere la produzione e garantire competitività economica. Gli ammodernamenti eseguiti nel 2017 dalla Fondazione Rosa dei Venti, nuova proprietaria del Parco di Villa Plinia, hanno consentito di mantenere in efficienza tutto l'impianto di captazione, derivazione e raccolta dell'acqua risorgiva, che sgorga ancora oggi all'interno del Parco ed è fruibile al pubblico in quanto potabilizzata. Tali lavori si sono resi necessari a fronte di sospette infiltrazioni nella falda da parte delle acque di scorrimento superficiali. che sarebbero avvenute negli ultimi decenni dopo l'abbandono dello stabilimento. E' stata inoltre alimentata una piccola rete idrica del Parco tramite la rinaturalizzazione di alcuni torrentelli e di alcune vasche che svolgono un ruolo chiave nel garantire un alto tasso di biodiversità e divenire l'habitat ideale per molte specie di uccelli, rettili, anfibi, mammiferi e insetti impollinatori, utilissimi per tutto l'ecosistema.